la radio prima di essere libera (parte 2)

radio-microfono
corrado
Corrado Mantoni, gli esordi in radio
(parte #2)

Nel 1944, con la definiva abolizione dell’EIAR, si ebbe la nascita dell’odierna RAI (radio audizioni italiane) sotto il controllo del ministero delle poste e telecomunicazioni.  Data la situazione di divisione politico-militare dell’immediato dopoguerra, nacquero due reti radiofoniche che trasmettevano in onde medie: la rete Rossa, che trasmetteva nei territori del nord (dove operava ancora il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia) e la rete Azzurra che operava nei territori liberati dagli anglo-americani.

Queste due reti sono quelle che in seguito prenderanno il nome di primo e secondo canale. L’opera di riunificazione si completò con l’istituzione, nel 1948, della direzione con sede unica a Roma, sempre nello stesso anno, per migliorare la situazione finanziaria dell’azienda, fu deciso l’aumento del canone di abbonamento.

Le strategie che la Rai mise in atto negli anni 50 miravano a un incremento degli abbonati, a una migliore qualità dei programmi e delle trasmissioni, la diminuzione del prezzo di vendita degli apparecchi radiofonici in modo che anche i ceti medi potevano permettersi l’acquisto di una radio.

La nascita del terzo canale, completò un percorso di maturazione dell’azienda radiofonica pubblica e di varietà dell’offerta. Infatti secondo un modello ispirato alla BBC inglese, i radioascoltatori italiani poterono fruire di un canale prevalentemente informativo, uno di svago e il terzo culturale.

Alla radio, quindi, fu assegnato l’arduo compito di educare gli italiani, migliorando il loro livello di conoscenza, con programmi rivolti a fasce di utenti diversificate ma tutte interessate ad accrescere il proprio livello d’istruzione.

sordi
Alberto Sordi, durante una sua trasmissione radiofonica

Gli anni 50 sono ricordati come gli anni in cui entra nello scenario italiano un nuovo mezzo che rivoluzionerà per sempre il mondo della comunicazione: la televisione. Essa determina presto un cambiamento nel costume e nelle abitudini degli italiani, conquistati dal fascino del nuovo media che smorza l’interesse per la radio, causando un crollo degli ascolti radiofonici che cercano di resistere a fatica con programmi culturali di tipo elitario (musica classica, radiodrammi ecc.) che la televisione dei primi tempi trascura.

Radio e televisione, in Italia, erano gestite dalla stessa azienda, in regime di monopolio; i dirigenti del settore radiofonico dell’epoca non furono in grado di elaborare una strategia di programmazioni differenziate che evitasse la massiccia migrazione del pubblico verso la televisione.

Si era arrivati al momento in cui pochi credevano che la radio potesse avere un futuro, invece, grazie alle innovazioni tecnologiche ciò non accadde.

La televisione, in quegli anni, aveva una programmazione limitata alle ore serali, mentre la radio riesce a tenere alti gli ascolti delle restanti fasce orarie (mattutine e notturne); non si deve dimenticare che il costo di un televisore, in questo periodo, era altissimo rispetto alla radio; l’invenzione del transistor, rivoluzionò ulteriormente lo scenario, permettendo la portabilità del mezzo ovunque anche in luoghi ove non vi era corrente elettrica (funzionamento a batteria); l’esplosione, negli anni 60 del “consumo musicale” maggiormente nei giovani e l’irruzione nell’etere dei primi concorrenti del monopolio pubblico che proponevano un nuovo stile di fare radio.

Furono Radio Montecarlo e Radio Lussemburgo, considerate per l’epoca “radio pirata”, a rompere il monopolio della Rai e ad aprire la strada per la nascita di molte emittenti libere, nasce così una vera e propria rivoluzione della radiofonia.

[ … continua nel prossimo articolo]

(A. Gervasi -“dall’etere al satellite” -2010 -)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *