Amo la radio perché arriva dalla gente

“Amo la radio perché arriva dalla gente
entra nelle case e ci parla direttamente
e se una radio è libera ma libera veramente
mi piace ancor di più perché libera la mente … “
( “La Radio”, di Eugenio Finardi , Lucio Fabbri)

radio1La sera del 23 novembre 1974, cercando di sintonizzarsi sulle trasmissioni locali, qualche migliaio di bolognesi restò sbalordito: al posto della voce del solito speaker del radiogiornale, o di Claudio Baglioni con la sua “E tu”, stavano ascoltando quella rovente di Marco Pannella, impegnato a dibattere sulla necessità di democratizzare l’informazione, oppure un dibattito sul traffico e le lamentele in diretta di un taxista bolognese sulle corsie referenziali intasate dagli abusivi, e così via.
“Radio Bologna per l’accesso pubblico”, questo era il nome di quella che pare essere una delle prime radio libere italiane. La radio iniziò le sue trasmissioni nel novembre del 1974, fu la prima radio libera a coinvolgere un’intera città e la sua comparsa fece un gran rumore sulla stampa nazionale, l’eco di questa notizia arrivò fino a mamma RAI che fino ad allora era stata protagonista indiscussa dell’etere.
Un nuovo modo di fare radio: la programmazione era fatta da interventi dei cittadini, sui problemi del traffico o sulla crisi economica, intermezzata da brani musicali. Gli ascoltatori, l’uomo della strada addirittura era invitato a condurre direttamente alcune di queste puntate.
La sede di “Radio Bologna per l’accesso pubblico” era dentro una roulotte, sulle colline bolognesi; le attrezzature per la trasmissione erano auto-costruite. Fautori dell’iniziativa furono Roberto Faenza, Rino Maenza, reduce insieme a Peppo Sacchi dell’esperienza della prima tv via cavo bolognese, bloccata dopo qualche giorno dalla polizia postale.
Stessa sorte toccò anche alla radio, dopo una settimana di trasmissioni, la polizia localizzò e perquisì la sede e furono interrotte le trasmissioni.
Questi fatti ebbero un enorme clamore, turbando anche gli eventi politici del tempo. Infatti il governo Andreotti II cadde sulla questione della perdita del monopoli radiotelevisivo della RAI. Qualche anno dopo la Corte Costituzionale si pronunciò con la sentenza 102 del 1976 che portò alla cosiddetta libertà dell’etere.
La mission delle cooperative radiofoniche di allora era basata sulle potenzialità di un mezzo di comunicazione sociale che fosse espressione del territorio, tema caro alle sinistre. Tuttavia, queste, non ebbero l’appoggio dell’allora PCI, perché interessato principalmente alla lottizzazione della neonata terza rete RAI (RAI3), confermando, di fatto, il sostegno al monopolio delle reti pubbliche.
Per la prima volta dalla nascita della radio si assisteva, in Italia, ad un tipo di comunicazione alternativa a quella dell’emittente di Stato.
Mentre questa di contro li spiava e si chiedeva: “ma chi sono questi?”.
All’esterno della famosa roulotte di “Radio Bologna per l’accesso pubblico”, dentro una jeep anonima con un antenna di cinque metri sul tetto, due sconosciuti registravano tutto. Il grande Orecchio della Rai che addirittura organizzò a Roma un gruppo di ascolto e un meeting sul fenomeno bolognese.

(articolo tratto da “dall’etere al satellite” – Angelo Gervasi -2010 -)

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